07/03/2019
"Viaggio nel tempo" 3° puntata: Cornelia e Pasquale



Sono meglio conosciuti come Nea e Murêl: i due pionieri del Godo baseball. In famiglia vantano tre giocatori, la figlia Angela (che sarà protagonista la prossima puntata), il mitico seconda base Roberto (in prima squadra dal 1973/1992) e, per terminare, il nipote Mattia giocatore in prima squadra del Godo dal 2004. La coppia Bucchi gestiva il bar dei Repubblicani del paese e, nei locali sopra al bar, avvenivano le lezioni di teoria per la neo squadra e in seguito diventò la sede della società. Naturalmente all'epoca i soldi scarseggiavano e di sponsor ne esistevano ben pochi, quindi per poter vestire la squadra, con vari avanzi di stoffe, Nea, assieme ad altre mamme, prepararono le prime divise. Mentre Nea si dedicava al cucito e al ristoro degli atleti, Murêl durante le partite, con il suoi frigor portatili, portava bibite e cibarie per i vari tifosi appoggiati alle transenne. Entrambi apparivano un po’ burberi, ma con un cuore immensamente grande. Fino ai primi anni novanta, Nea si é presa cura dei suoi "ragazzi", non si dimenticava mai di tener indietro un pezzo di grana per il lanciatore e per tutti non mancavano mai né la banana né un pezzo di cioccolato, ma quando la squadra scendeva in campo…la sua voce si sentiva molto bene e vi assicuro che ne aveva da dire per tutti (sia nel bene che nel male), anche per la sua squadra. Finita la partita tutto tornava come prima. Murêl viene a mancare nel 2008, ma il suo ricordo è ancora con noi. A lui é dedicato il torneo U10 che fino ad anno scorso si giocava durante la festa del paese ad ottobre, ma da quest’anno, per valorizzare la squadra dei piccoli Goti e rendere merito al meglio a Murêl, si giocherà a luglio. Nea ora é la fan numero uno del Godo e non perde l'occasione di vedere la partita, la sua voce non é più come quella di un tempo, ma il suo tifo per i suoi ragazzi" non manca mai. Murêl e Nea sono la nostra storia e hanno dato tantissimo a questo sport e mai si sarebbero immaginati che da delle transenne si sarebbe arrivati ad un diamante che brilla come la stella polare.
Dalla vostra inviata Candy.

_ _ _

Non so come di preciso siamo entrati a far parte del Baseball. Non so neanche io come ho fatto a ritrovarmi li nel mezzo. Gestivamo il bar del paese e qui si ritrovavano i ragazzi dopo la scuola o nel pomeriggio e li sentivamo parlare entusiasti di un qualcosa che avevano saputo da un amico americano. Da principio i ragazzi si ritrovavano nel campo sportivo a fare delle palline con la camera d’aria, loro le tagliavano a striscioline e le intrecciavano tutte, alla fine saltava fuori la pallina. Pian pianino a furia di ricerche in giro per la provincia di Ravenna, riuscirono a trovare un signore, (come si chiama? porca miseria la memoria fa cilecca, beh! è lo stesso che li allenava, poi, se non ricordo male, gli mandarono del materiale usato da Bologna. In quel periodo c’erano poche risorse, tutte le mamme si davano da fare, chi cuciva le divise, chi preparava il cibo. Si preparavano polpette, cotolette, ci si metteva dove capitava, si stendeva una coperta e via andare, con me c’era sempre Nadia che mi dava una gran mano. All’epoca non c’era il pullman , per le trasferte eravamo noi ad accompagnare i ragazzi, se era vicino andavo io, se era lontano andava Murel assieme anche ad altri genitori, era praticamente una gestione familiare. I miei ricordi vanno e vengono, salto da un punto all’altro, è l’età, non sono più giovanissima. La soddisfazione più bella che ricordo di quel periodo è stata quando a Bologna dovevano inaugurare lo stadio Gianni Falchi ed invitarono proprio i nostri ragazzi e noi non avevamo proprio niente, caricarono tutti ed andarono, bella esperienza. Sono sempre stata una bersagliera sia nel tifo sia nel difendere la squadra. Era una finale di promozione, la partita iniziò tardi, il tramonto si stava avvicinando, si stava vincendo e mancava un out al termine del quinto inning per convalidare la partita e l’arbitro sospende la partita per oscurità. Non ci ho più visto, l’ho infamato e gli sono corsa dietro fino alla strada, attaccandomi al finestrino della macchina e dalla mia bocca è uscito di tutto. In una partita Balella era in seconda base, il battitore fa una valida , lui corre in terza scivola si aggrappa alla base, che non era fermata al terreno, e finisce contro la rete, lui con la sua base in mano torna tranquillamente in postazione ed è out. Sono stata anche una colonna importante per lo stand a Russi in occasione della festa del paese. Il primo anno, 1988, eravamo sotto i portici, posto strettissimo, la cucina era posta lungo un stretto corridoio, i nostri punti d’appoggio erano delle cassette di plastica rivoltate, i ragazzi della squadra servivano a tavola, ognuno di noi aveva il suo ruolo, eravamo giovani e non ci faceva paura nulla, anzi a volte eravamo pronte per far scherzi ad altri. Poi piano pianino ci siamo ingraditi e ci hanno spostato dove adesso c’è l’ottico, si respira un po’ meglio. A fatica con le nostre forze siamo riusciti ad arrivare ai 50 anni con un diamante regolare e l’illuminazione, ormai per me, già da un po’ è arrivato il momento di fare solo la tifosa, auguro al Godo baseball di continuare ad andare avanti, di riuscire a crescere delle nuove leve sia come giocatori sia come volontari, perché solo cosi si potrà continuare ad avere il baseball nel nostro paese, tenete duro e non mollate mai.
(dal libro "50 Sfumature di Passione" di Flavia Zanchini)





NEWSLETTER
Inserisci il tuo indirizzo eMail e premi invia.
leggi l'informativa sulla privacy

< Marzo 2019 >
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
legenda: evento in programma






PARTNERS