28/03/2019
"Viaggio nel tempo" 6° puntata: Francesco Petrini



Lasciamo per un attimo il 1967 (non vorrei annoiarvi troppo con racconti vintage) per fare un salto in avanti, quasi ai giorni nostri e parlare dei tre lanciatori italiani più noti nel mondo del baseball godese e il primo di cui parliamo è Francesco Petrini. Atleta che nasce e cresce nel vivaio del Godo, gioca in tutte le categorie e la prima grande soddisfazione gli arriva nel 1999, quando assieme, ai più conosciuti: Andrea Tulli, Matteo Galeotti, Daniele Fuzzi e a quelli meno noti, ma non dimenticati: Demis Alberi, Alberto Valgimigli, Filippo Stambazzi, Giuseppe Holmberg, Marco Berardi, Andrea Canducci e Raffaele Montanari, portano a Godo lo scudetto per la Juniores: Campioni d’Italia!!!. Poco dopo entra a far parte, da prima come panchinaro e poi come titolare, nella squadra senior del Godo che militava in serie A2. Nel 2005 Francesco si ritrova ad avere molta responsabilità sulle proprie spalle. Il Godo, con otto partite perse e trentasei vinte, si classifica primo del proprio girone e sono play-off. La squadra che deve affrontare è lo Junior Parma, la seconda classificata dell’altro girone al meglio delle tre partite e si va allo spareggio. La partita serale è un’altalena di punteggio alternato, nulla da fare, fiato sospeso fino alla fine. Sono ormai gli ultimi lanci per Francesco Petrini che si trova sul monte a difendere il risultato di 7 a 5. E al ventisettesimo out, Francesco può lasciarsi andare ad un urlo di gioia: lui è il lanciatore vincente e il Godo accede alla serie A1. Francesco Petrini nel 2010 appende il guantone al chiodo, ma spesso lo vediamo in tribuna per tifare per i suoi amici e la sua squadra di sempre. Il racconto che leggerete è scritto di suo pugno e a parer mio è molto bello e vale la pena perdere cinque minuti per leggerlo.

La vostra inviata Candy




Si dice che il baseball sia un gioco basato sulle statistiche ... e in effetti la storia dei giocatori e delle squadre puoi trovarla su internet, riassunta in tabelle e cronologie accessibili con un click.
In effetti già in quei numeri puoi intravedere il bel cammino del Godo, piccolo Davide tra molti Golia, che sgomita per arrivare e restare nella massima serie. Anche li ci sono i risultati, della squadra e dei giocatori: chi, partendo da Godo è andato in nazionale, chi alle olimpiadi...ci sono i tornei e le promozioni...
Ma da ex giocatore, i ricordi e il significato del gioco mi sono rimasti stampati nei cinque sensi in altre forme.
Gli sforzi e la fatica di tutto un paese hanno l'odore del sudore delle palestre, della nebbia e del fango nei diamanti, di un pullman puzzolente, dell'impasto di migliaia di cappelletti, della nafta per illuminare e tagliare l'erba. Alla faccia del gioco "non fisico", la palla ti colpisce come un pugno, senti le coltellate dentro al braccio che si logora, le escoriazioni delle scivolate sono sempre fresche. Vedi nasi rompersi contro la rete, schiene che si inchiodano, rimbalzi in faccia. Stai delle ore al freddo e delle ore in forno...delle ore in panca...Ti trovi da solo, in cima a quella montagnola o dentro a quel box, tra gli insulti avversari, contro uno più forte... o a fare i conti coi tuoi limiti. Vivi tra scontri culturali, mode stupide ed egoismi senza senso. Ascolti ogni genere di improperio...Corri da mattina a sera per trovare il tempo anche per studiare e per la morosa. Società, volontari e tifosi si affannano e si stressano... Per anni e anni ti alleni e ti incazzi e non basta mai.... Neanche i soldi bastano mai...
Succede però che un giorno vinci il lancio della pallina ai giochi della gioventù in quinta elementare..e allora ci prendi gusto. Tiri quella palla tutti i giorni finché fa buio e ti accorgi un bel momento che vola cento metri lontano. Con quel guanto ci vorresti dormire e prenderci anche le mosche: sembri un pazzo felice quando ti fai fungare addosso delle bombe da pochi metri (si chiamava "hard pepper"?: natura vorrebbe che tu la schivassi la palla). Capita poi che un signore con l'accento di Boston ti faccia imparare a memoria le regole dell'infield fly. Che un altro signore con l'accento di Chicago passi ore con te per insegnarti a far curvare quella palla...e finisce magari che a volte curva quando serve...
Gironzoli per l'Italia con una banda di pesti scatenate che corrono in mutande di notte per paesini delle colline marchigiane, fanno il bagno nello stretto di Messina, dormono in una tenda dell'esercito a Grosseto con un cavallo che di notte ci bruca accanto....Ti ubriachi di sole, di colori e di varietà: perché ogni squadra parla con un accento diverso; in ogni campo la palla rimbalza a modo suo...in certi posti la palla sembra addirittura che voli più forte...Ingurgiti avido chili di banane, cioccolata e semi di girasole. Impari a dormire in qualsiasi posizione, incastrato con gli altri sul pullman, con un occhio vigile sulla tua preziosa sporta della merenda ... ti rassegni col sorriso a "condividere forzatamente" la tua merenda... E' il tempo trascorso insieme a far la differenza: in pochi giochi è così tanto... Tutto quel tempo insieme genera automatismi, routine e armonie dentro e fuori dal campo che ti danno il senso di calore e sicurezza di una casa. E allora pian piano le gambe sul monte tremano un po' meno, le mazze si fan più pesanti e la banda di sbarbati diventa un piccolo branco...Arriva così, quasi naturale, un altro bel giorno, in cui una tribuna emiliana viene invasa e assediata da colori rossoblu. Ed è Scudetto.
Senti che il paese è affiatato, abbracciato e reattivo attorno alla squadra. Arrivano giovani americani, dal nord e dal sud del continente. E' una casa multietnica in cui non entra la vergogna e da cui la timidezza fugge in fretta a bocca asciutta. E alla fine tutti parliamo inglese (più o meno) e sappiamo sfottere in spagnolo...Nel frattempo il tifo tiene, è ancora lì che non molla da 40 anni...perché mangia i bomboloni. Olao urla "ruba ruba", la Nea battezza i "murbi" avversari. Gli americani, attratti dalla campagna o forse dalla riviera, tornano in forze gli anni successivi, finché un giorno ritorna lo stesso malcapitato avversario...a ripensarci sembra veramente destino...e allora è serie A.
Mi conforta l'idea di essere stato parte di un qualcosa che definirei "epico". Il gioco in sé, anche se di squadra, lo è: coi suoi innumerevoli duelli tra singoli dà a ognuno l'occasione per essere protagonista. Ma è Il Godo baseball tutto, come movimento, l'eroe di una storia di più 50 anni in cui tramanda le sue memorie, le sue imprese e la sua identità.
(Tratto da “50 sfumature di passione” di Flavia Zanchini)





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