04/04/2019
"Viaggio nel tempo" 7° puntata: Christian Mura



Una parte di storia del baseball godese è anche scritta grazie a Christian Mura, lanciatore mancino cresciuto con gli insegnamenti di William Holmberg.
Di strada ne ha fatto tanta. In tante occasioni veste la maglia azzurra, a partire dal 1993 agli Europei Juniores, l’anno successivo sempre agli Europei Juniores è il lanciatore vincente nella finale.
Prosegue nel 1996 in Germania ancora agli Europei Juniores, ai Mondiali Seniores in Italia nel 1998 e nel suo curriculum vanta la partecipazione con l’Italia alle Olimpiadi di Sidney del 2000.
La sua carriera da lanciatore, dopo anni di serie A2 con il Godo, lo porta per due anni a Caserta poi a Bologna, nel 2002 torna a casa sul monte di lancio del Godo e dal 2008 è il dirigente sportivo della Fortitudo Bologna.
Le soddisfazioni sportive per Christian sono tante, come atleta la promozione in A1 nel 2005 del Godo e come dirigente sportivo con la Fortitudo è quattro volte campione d’Italia, vince per tre volte la Coppa Europa, sei volte la Coppa Italia e di strada ne ha ancora tanta.

A me non resta che lasciarvi alla lettura del suo racconto, la vostra inviata Candy

---

La domenica avevo l'abitudine di andare a Messa con i miei amici Ivan Orselli, Giorgio Fantoni, Salvatore e Alessandro e una di quelle volte all'uscita della Chiesa, Ivan mi chiese di andare con lui al campo da baseball a vedere la partita. Con il permesso di mamma, ci sono andato e mi è piaciuto subito. Non c'è stato un impatto vero e proprio, ho dei flash precisi: Servidei Stefano sul monte, Casali allenatore, giocatori che ti insegnavano come tenere la pallina e lanciarla a partire da Denti, Gildo, Russ, Cico; naturalmente ognuno di loro aveva un modo diverso di come fare e io non sapevo chi seguire.
Nelle giovanili ho provato vari ruoli: terza base, l'esterno, ma principalmente ero sul monte di lancio perché, essendo mancino cosa rara in Italia, potevo mettere in difficoltà gli avversari. All'epoca ero impegnato sia nel calcio sia nel baseball, avevo 12 anni e non avevo le idee molto chiare, è bastato l'arrivo di Bill per decidere di dedicarmi a pieno al baseball, perché lui è riuscito a vedere in me tutte le doti atletiche, ma avendo ancora poca tecnica, i risultati non erano buoni. Ci siamo messi a lavorare cercando di far venir fuori il meglio di me, abbiamo provato qualsiasi cosa anche sbagliando, per poi ottenere i risultati predisposti, Bill ha cercato fino in fondo la verità delle mie capacità atletiche, quali potevano essere le soluzioni migliori e io ho sempre cercato ti stargli al passo dando il massimo che potevo, per me stesso! Mi sento di dire che siamo cresciuti (tecnicamente) assieme aiutandoci l'uno con l'altro. Ho giocato in tutte le categorie delle giovanili, la serie C e B, poi naturalmente il salto di qualità. L'ingresso in prima squadra (serie B) era a spot, la seguivo in trasferta e di tanto in tanto facevo qualche ripresa. Il mio lancio era la palla veloce, un po’ fuori controllo, il catcher, Alberto, non sapeva mai dove mettere il guantone e il battitore stava sempre sull'attenti per non farsi colpire (anche i miei compagni in allenamento), è normale avevo 15/16 anni, dovevo ancora crescere. La mia “carriera” a Godo, io non l'ho mai vista cosi importante, cioè, avevo delle qualità viste un po’ da tutti, ma non mi sono mai reso conto di quello che potevo fare, sono sempre stato umile, senza gasarmi più di tanto e ho cercato di non adagiarmi sugli allori. Finché ho giocato a baseball mi sono impegnato per migliorarmi, con un lavoro duro, allenamento tutti i giorni, a volte anche la domenica in palestra con Bill. Potrei scommettere che se vado a vedere le statistiche (che non mi sono mai interessate), in quel periodo non erano belle, a parte l'anno della finale play off con il Modena che forse è stato il migliore. Bisogna sottolineare che non c’era la tendenza di far fare al massimo 110 lanci, ne lanciavo dai 160 ai 180 a partita, e proprio in quell'occasione arrivavo da solo due giorni di riposo. E' stato un anno pieno di sacrifici. Nel '97 ci fu semifinale con il Milano, tre partite perse senza neanche avere il tempo per respirare. Ora era arrivato il momento di partire per l'America. Questa esperienza mi è servita per avere più fiducia nei miei mezzi, solo, senza nessuno che mi facesse forza, dovevo reagire per ottenere quello che effettivamente volevo per il mio futuro. Il primo anno fu eccezionale, eravamo campioni della Florida, nella finale play off contro Miami abbiamo vinto 5 partite su 5. A seguire andai in Colorado. Lo stesso anno avevo firmato con il Caserta e il campionato del college si era allungato, in poche parole, il mercoledì, dopo aver lanciato la partita, partivo per l'Italia, lanciavo il sabato a Caserta e il giovedì seguente ero di nuovo in Colorado sul monte di lancio per le world series dei College. Andò malissimo!!! Mi è dispiaciuto molto, tra la stanchezza sia fisica che mentale, non sono riuscito a dare il meglio ed è stato un peccato perché potevano esserci delle buone opportunità. Di nuovo a Caserta per due anni e di nuovo in America dove ho avuto la miglior proposta che mi potesse capitare: borsa di studio a Miami. Ma “al cuore non si comanda”! Nicoletta era troppo importante per me e doveva far parte della mia vita. A questo contribuiva anche la coscienza di saper che non potevo avere un gran futuro in America, il livello è più alto in confronto alle mie abilità, tornai in Italia. Nel 2000 il Bologna mi chiede in prestito, Saporetti e Attilio non sono d'accordo (arrivavo da un campionato negativo), parlai liberamente e dissi che se anche ci fosse stato l’1% di possibilità di poter partecipare alle Olimpiadi, non volevo perdere l’occasione e se giocavo a Godo, avrei perso l'occasione, andai a Bologna. Giocai un campionato eccezionale, ero pronto per partire per Sidney. Entrare nella presentazione di tutte le nazioni, essere un rappresentante dell'Italia, sentire 110 mila persone che urlavano, applaudivano, i vari inni e tutto quello che circondava quella serata è stata da brivido, indescrivibile, l'emozione più grande (dopo la nascita di Francesco) che abbia mai provato e rimarrà sempre nel mio cuore. Le Olimpiadi, alla fine, sono delle competizioni dove io ho fatto la mia parte. Si torna con i piedi sulla terra tornando a Bologna, un buon campionato sfiorando il perfect game, ma nei play off il braccio mi fece talmente male che non riuscivo a lanciare la palla, pensavo che con terapia e riposo invernale potesse passare, ma alla fine ho dovuto subire l'intervento chirurgico e di conseguenza resto fermo un anno! In accordo con Saporetti e Attilio, in questo anno sabbatico forzato, ho iniziato a lavorare per poter portare in Italia gli oriundi. Ci vuole molto lavoro, cercare giocatori con cognome italiano, tutti i documenti relativi alla sua genealogia, e-mail, telefonate e il tutto fatto di notte, per via del fuso orario. Garantisco che è un lavoro duro. I risultati di questo lavoro arrivarono nel 2005 con l'arrivo di giocatori importanti, che per scelta personale non sono tornati, ma potevano aver un buon futuro di carriera in Italia, se non con il Godo con altre realtà. I primi furono Candela, Ciccarelli, Di Girolamo e Mazzuca entrati subito ne cerchio dei ragazzi di Godo uscendo e divertendosi tutti assieme, così da fare gruppo in campo e farlo anche fuori dal diamante, ci si unisce di più, c'è più sinergia e nasce quell’amalgama che serve a una vera squadra. Erano tutti bravi ragazzi con la testa sulle spalle, mi sentivo il loro papà e cercavo di essere la loro guida, sia per la lingua sia per problemi che potevano esserci durante il campionato, naturalmente per tutta la squadra. Quando sono tornato a giocare a Godo mi ero posto l'obiettivo di portarlo in serie A1 e quella sera che abbiamo raggiunto l'obiettivo, è stato il massimo della soddisfazione, una gioia immensa nella mia carriera di giocatore. Non sempre si riesce ad ottenere quello che ci si prefigge, ma come nel 2000 ero riuscito ad ottenere le olimpiadi, nel 2005 sia con il mio lavoro sia dietro la scrivania, sia sul monte di lancio e assieme a i miei compagni di squadra, siamo riusciti a a portare il Godo in A1. Altro anno, altro obiettivo: Godo ai play off! Li abbiamo sfiorati, molte cose non sono chiare, c'è un po’ di rammarico, sono cose che non dovrebbero succedere e la colpa forse è dell'inesperienza. La piccola realtà aveva dimostrato, che, se si voleva, con dietro un buon lavoro, ci si poteva mettere alla pari delle grandi squadre. Purtroppo nel 2007 non riuscivo a lasciare fuori dal campo i miei problemi personali, che forse erano più grandi di me, facendo cosi non ero in grado di dare al gioco il meglio di me e non potevo continuare ad essere un lanciatore fantasma. Infatti a luglio mi arriva una proposta dal Bologna, sapevano del mio lavoro svolto con giocatori oriundi e mi volevano nel loro team. Dopo qualche giorno di riflessioni, con le lacrime agli occhi, parlai a Sapo e Tich, lasciavo il Godo, la situazione familiare non mi permetteva di giocare per il mio valore e per quello che volevo ottenere, non sarei riuscito a dare il massimo delle mie potenzialità, non era corretto né per loro, né per me. Nel corso degli anni, certe situazioni mi hanno fatto allontanare da Godo, penso però di aver lasciato una buona impronta. Nel mio virtuale futuro, vedo un mio amico come presidente, magari potrebbe esserci un ritorno di fiamma.

Tratto dal libro “50 sfumature di passione” di Flavia Zanchini





NEWSLETTER
Inserisci il tuo indirizzo eMail e premi invia.
leggi l'informativa sulla privacy

< Settembre 2020 >
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30
legenda: evento in programma






PARTNERS