10/11/2020
GODO= BILL HOLMBERG



Godo=baseball, baseball=Bill Holmberg. Di conseguenza, Godo=Bill Holmberg. Da lunedì scorso la piccola, grande realtà del batti e corri italiano, portata ad esempio universalmente nel nostro Paese per il modo nel quale con sacrifici, lavoro ma anche tanta saggezza si è issata sul palcoscenico di questo sport, si sente sola. Tanto più sola.
Bill ci ha lasciato, troppo presto. E non era giusto che andasse così. Proprio per niente. Perché se a Godo siamo ancora nella massima serie è soprattutto grazie a lui, che prima da giocatore e poi soprattutto da manager ha coltivato quel seme che era già stato piantato ma che doveva trovare il modo di crescere e regalare frutti splendidi e soprattutto duraturi. Le lacrime di Godo sono soprattutto quelle dei tanti atleti che grazie a lui si sono avvicinati al baseball e che negli anni sono diventati prima di tutto uomini e poi ottimi giocatori. Bill aveva ed ha tuttora una splendida famiglia, ma sono figli suoi anche tutti quei giocatori che assieme a lui hanno portato Godo a livelli inimmaginabili. Molti di loro sono emigrati anche in altre piazze, ma alla fine sono sempre tornati a casa. Lui non c’era materialmente, d’accordo, perché un talento incommensurabile come il suo era destinato a compiti più importanti come quelli legati alle nazionali ed anche allo scouting per la MLB. Però, sotto sotto, Bill invece c’era sempre: per un sorriso, un consiglio, all’occorrenza anche una tirata di orecchie. La doppia promozione dalla B all’A1 resterà per sempre nella storia di una piccola realtà alla quale è impossibile non affezionarsi: per il baseball, ma soprattutto per la sue gente. Gli occhi diventano lucidi al pensiero del piccolo aereo che sorvola il diamante Casadio con lo striscione ‘A’, oppure quando tornano alla mente le immagini dei giocatori con le parrucche rosse e blù per celebrare lo sbarco in A1. Lo ricordo guardare sorridente tutti quanti ed assorbire, grazie al suo fisico statuario, le centinaia di pacche sulle spalle che un intero paese volle dargli. Adesso siamo più soli. Tanto più soli.
Goodbye, mr.William. Grazie di tutto. E ricordati di salutarci il presidente Saporetti.

Sandro Camerani





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